Mi sento come se qualcuno mi stesse calpestando il ventre. Qualcuno vaga in giro con un pezzo di me.
Vorrei vederlo tornare indietro, solo per averlo indietro.
Celere il passo, silenzioso e incerto, su questa pelle. Sulle sue vene.
Immersa in acque gelate mi abbandono al rumore del fiume.
E finisco con il salire su, fino in cima a quella montagna. E non vedo come si scarta intorno a me il paesaggio. Cieca di fronte al sublime. Con una ferita su un piede, mutata in cicatrice.....è questo l'abisso di cui tanto parlano. Quando dovrebbe essere un infinito senso di libertà a travolgermi, non c'è altro che uno stupido fischio continuo che persuade la mia testa.
Ho costruito il mio castello di rabbia. Di fronte a me. Solo una maschera di Rabbia, solo lacrime di Rabbia, solo io...
Non mi salverò da me stessa. E neanche quella bambina vestita di nero che un giorno guarderà una lapide senza sapere niente, di come le cose si muovono, di come funzionano. Saprà solo come si provano. Finendo con il tempo per soffocare quel male. Lo dimenticherà, o lo archivierà, in uno di quei raccoglitori mentali talmente spaziosi e nascosti che si trovano nel Dedalo della sua testa.
Non chiedetemi niente.
Solo come mai questo infinto disagio. Infinito Freddo.
Eppure quella bambina sono io, quel labirinto di tristezza ancora io, quel labirinto di dedalo, sono ancora io, dedalo, il suo architetto. Sono ancora io che vi morirò all'interno. Nessuno che sappia scavare abbastanza.
Ho bisogno di aria..ho bisogno di spazio, di nuovo, di conforto, di amore, perchè adesso lo ammetto, sono disperata. Ho voglia di scappare. Se scappare per me è la soluzione migliore. Come se la vita fosse solo qua. Non sopporto più Firenze, anche se è il mio simbolico muro del pianto, anche se è il mio stesso super-io, es ed io, anche se è colei in cui mi identifico, questo rapporto di amore ed odio, mi sconvolge. Aspetto il momento adatto, se mai arriverà.
Era un dischiudersi di parole, e spesso laceranti solchi sulla pelle corrispondono a vuoti d'anima.
E vorresti saperne più di me a riguardo.
La razionalità uccide l'essere umano.
Ma non leggere queste parole, forse le interpreteresti come il sangue di un macello.
Il gancio serve per appendermi. E sorrido alla sola idea di essere sollevata da quel pavimento, piedi nudi e sguardo perso.
Il sudore scivola sulla mia pelle, è salato tanto quanto le mie lacrime. Non riesco più a distinguere quale sia il male e quale sia il bene.
Sono il prodotto di silenzi. Dovevo imparare a tacere al momento opportuno. Invece esagerando ho lasciato andar via tutto, tradendomi.
Eppure mi sto chiudendo.
Ci siete per dirmi addio.
Dalla sfera della mia prigionia vi derido mordendomi il labbro superiore.
Non chiedevo tanto, solo di scavare, scovare, affondare, come quando una mano afferra la carne, vi affonda i polpastrelli e lentamente stringe, le unghie solcano la pelle, i pori soffocano un grido.
Il fumo si solleva da quella poltrona di velluto verde ormai destinata ad essere un pezzo raro di arredo, dalla bocca di una donna seminuda , rannicchiata e tremante, anche lei non è altro che un antiquato pezzo di sala.
Respira a fatica, nel silenzio del crepuscolo. Si lascia morire, una ciocca di capelli le scivola sugli occhi, una mano cade lenta come accarezzando ancora il placido tessuto.
Sarebbe bene dire che non sarà oggi il giorno in cui metterò ordine. Forse perchè quando si tratta di ordine comincia il mio declino verso un universo che non mi appartiene. Bene, detto questo ripenso a questa notte in cui avrei voluto essere distesa su un prato a fumare una sigaretta. Nella completa solitudine, svuotando la mia sacca lacrimale fino allo sfinimento, anche se è un pò ciò che ho fatto nel mio letto immersa nell'insonna, nel caldo e nelle zanzare.
Ho lasciato in sospeso un frammento di lucidità, credevo di aver messo a fuoco tutto, e invece è solo una seconda illusione che si unisce ad una prima misericordiosa attitudine all'idealizzazione mista ad autolesionismo di cui ormai ne faccio un uso gratuito e inconscio. Non so neanche fare un uso accurato delle parole da scegliere. Se solo ce ne fossero per quello che sto provando adesso saprei dipingere il quadro del mio complesso emozionale. Adesso non credo nemmeno ci sia molta espressività in quanto sto dicendo.
Solo vorrei per una volta credere di riuscire a mettere un punto a quel capitolo dove come unica azione sapevo perdonare e cercavo di andare avanti nonostante dentro di me ci fosse la morte che si stava ramificando a fondo e le mosche che si depositavano sui miei resti, lasciavano uova, facevano nascere larve affamate in cerca di cibo, che non ero altro che io, Io nella mia decomposizione, Io nel mio niente di niente, Io nella mia finitudine collaterale.
Nel giorno in cui sentirò di dover lasciare questa città sarà perchè non avrò più niente da perdere, so che si sta avvicinando quel momento in cui non rimarrà nulla. Perchè quando anche l'ultimo granello di polvere si sarà posato su quest'arida terra fatta di vuoti incolmabili e privazioni, io avrò sceso quell'ultimo gradino di quel treno che mi avrà portata via.
Non sarete in tanti a piangere un abbandono, mi basterò io, con la mia capacità intrinseca di riuscire ad attirare l'incompletezza. Quasi come fosse una prerogativa di vita. Lasciare a metà qualcosa come indispensabile bisogno. Vorrei estinguermi solo per non vedere che cazzo di miseri risultati sto ottenendo.
Avrei voluto essere una bambola di porcellana, mi sarei lasciata curare aspettando l'attimo in cui anche io ti sarei scivolata dalle mani e mi sarei rovinosamente frantumata al suolo. Io ti sono scivolata dalle mani. E adesso, aspetti che sia in grado anche solo di perdonarti?...questa è una terza illusione. Ma fortunatamente non sono io a darle vita.
Merito solo di essere lasciata in pace, in quanto potrebbe andarne della mia salute. Il mio cuore ieri mi faceva male.
Adesso capisco perchè. Adesso. Solo e sempre adesso. In quel momento che ormai ha già lasciato spazio all'Errore. Se solo potessi prevenirle certe cose. Ma chiedo la luna in questo caso. Lo so. Che nessuno venga a raccontarmi che molte delle cose che sto dicendo risultano essere ovvietà perchè per quanto trito e ritrito sia l'argomento che affronto solo io posso capire quante e quali sfaccettature manchino per concludere questa simultaneità che è la mia fottutissima vita. Ho un'anima che si sta arrendendo, stritolata dall'egoismo.
Nome: Dedalo Sussurri...quelli con cui vi parlo di me, della mia dualità e della mia finitudine e infinitudine, del mio poter essere il bianco e il nero, del mio sentirmi così imperfetta in questo corpo perfetto, e stringo con le mie mani il mio viso e mi dispero ...
Amo
il nero,una birra ghiacciata,la pioggia estiva, l'odore della marmellata di more e del caffè,dormire(dormirei ad oltranza..), lo sfumare della grafite, perdermi ad osservare, incantarmi, fare anelli di fumo, assaporare i vari tipi di the, guidare senza meta
di tutto...Verdena, Afterhours, Jeff Buckley, Marlene Kuntz, Pink Floyd, Placebo, Iron Maiden, Lou Reed, The Doors, Patty Smith, Radiohead, Tool, Velvet Underground, Deep Purple, Franco Battiato, Fabrizio De Andrè, Muse, Depeche Mode, Alice in Chains, Modena City Ramblers, Queen,Giardini di Mirò, Nine Inch Nails, A perfect Circle, Sigur Ros, Audioslave, Soulwax, Marta su Tubi, Mogway, Malfunk, Pearl Jam, ..and much more..