Colloquiando.

Date: giovedì, 25 settembre 2008
Time: 09:25
In: frammenti, labirinti, tales, stanze, irrazionalità, riflessoni

Lei.
Si alzi. Mh.
Sì, proprio lei.Venga a sedersi di fronte a me.

Mi faccia vedere qualcosa che non ho mai visto.
Ad esempio, sparebbe disegnarmi la mediocrità?
No sa perchè in questo studio si reclutano solo avventori in grado di mostrarci qualcosa di verosimilmente affiancabile all'inconcretezza.
Lei ne ha mai fatto uso?Sì, intendo proprio delle astrazioni.

Dice di non aver mai assistito a spettacoli di rara bellezza, come emanazioni di danze pulviscolo atmosferiche delle sinapsi?Interessante.
Sa, in questo ambito posso solo porgerle ulteriori domande a riguardo.

Mi dica, potrebbe associarvi un colore o un sapore?Potremmo giudicarla in base a questi due fondamenti.
Sa, nel nostro studio non ci piace tenere spettri ottici incolore e insapore.Non sarebbe politicamente corretto con il nostro programma aziendale.

E che mi dice dell'incalzante rumore che si estende per miglia e miglia, rumore bianco, sì quello, proprio quello, che mi dice riguardo la sua vitrea appartenenza alla società contemporanea, alla tecnologia asettica e talvolta menzognera, produttrice di stereotipati monoliti dall'aspetto zincato e dalle rifinitissime cromature?

Questo è uno studio di rispettabili professionisti esperti nel campo dell'autoreferenzialità artistica, produciamo solo ed esclusivamente monumenti autoctoni, torte nuziali personalizzate, targhette con sù nome e cognome dell'inventore.Nessuno spicca per bravuta o ingegnosità, quà si tratta di sfoderare se stessi da fondine anonime.
Non sforniamo geni. Lo siamo e basta. Ognuno a suo modo e maniera.

Dice di non avere mai avuto colloqui così dettagliatamente interessati alla sua formazione chiamata vita, esperienza?Sì, quel connubio di razionalità e concisa attenzione verso il particolare.

Lei ha qualche ossessione?
Se sì, le garantisco che in questo caso ha trovato una porta aperta sul mondo, qualcosa di straordinariamente connesso alla sua visione caliedoscopica dell'esistenza.

Dice di soffrire di insonnia?La mattina adora immergere i piedi in mattonelle ghiacciate bianco-avorio ad ore improponibili della notte?Mh.Aspetto interessante della sua carriera esistenziale.

E mi dica, cosa le provoca questa incapacità di organizzare un ritmo equilibrato tra sonno-veglia?
No sa, perchè se si tratta del fatto che pensa, e i suoi pensieri sono reticoli spinosi di tele che vorticano dal basso verso l'irraggiungibile, direi che siamo quasi a buon punto per quanto riguarda la sua assunzione.

In ultima analisi ma non per questo meno significativa, le domando, ha paura della morte?
No sa, qua non si tratta di un gioco al massacro qualsiasi, si parla di grattacieli vertiginosamente alti, si parla di vulnerabilità, si ha a che fare con la malattia, si ha a che fare con la percezione primordiale di noi stessi, il nostro istinto di sopravvivenza legato a questa giungla metropolitana e frenetica.
Dice di no.
Come fa dirlo? Siete usciti a prendere un caffè insieme, lei e la morte.

Mi dispiace. Fino a questo momento aveva fatto un ottimo colloquio, le sue referenze rispecchiavano perfettamente quelle dell'impiegato modello, colui che vive sulla terra con la speranza di servire a qualcosa, di come si suol dire lasciare il segno, quella sottospecie di ipocrita malattia di cui si muore più facilmente.
Lei non ha niente a che vedere con tutto ciò.

Avanti il prossimo.


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Miopia

Date: mercoledì, 24 settembre 2008
Time: 07:59
In: pensieri, frammenti, labirinti, sipario, riflessoni

Certi crepuscoli hanno lo stesso sapore del sangue in bocca. Cieli dalle sfumature ingombranti e stridule.
Quel verde acido è solo inquinamento.Quel rosa non è che opaco malumore generale.
Quel blu ingrigito sempre lo stesso arrangiamento musicale che ti gira in testa ma non preoccuparti, augurati solo che passi al più presto.
Una passeggiata sembra paragonabile ad una seduta dallo psicanalista con la sola aggiunta che non devi pagare un fottuto estraneo per sentirti dire che stai fallendo.
Sì. Sei un perfetto coglione che cammina a testa bassa, pungi serrati, di fronte all'ennesimo impressionante sipario di morte.



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E' solo simile. c'è solo da non fraintendere.

Date: lunedì, 23 giugno 2008
Time: 03:32
In: buio, stanchezza, labirinti, vetri, riflessoni

Difficile dire da dove provenga questo rumore.

Lo percepisci?
Ascolta
bene, senti niente?

 E' simile al passaggio delle unghie sulla pelle,
è simile al flusso del sangue che scorre e produce rumore scivolando sulle pareti delle vene,
è simile al voltare pagina,
è simile a quell'impercettibile battuta delle palpebre che si chiudono di scatto per riaprisi nell'istante immediatamente successivo,
è il rumore ovattato dei passi nella sabbia,
è il rumore delle mani che affondano tra i capelli,
è il rumore dell' aria nelle notti di afa ,
è simile al rumore di una lacrima che scivola sul viso  e che va a inondare ciò che incontra nel proprio cammino*plic*,
è simile al respiro che quasi nel totale silenzio arriva all'orecchio di quella donna che veglia su quel'uomo addromentato,
è simile alla danza delle lucciole a fine primavera....


Sono la proiezione di me stessa, adesso.
Tutto questo non riesco ad udirlo. Mi manca, come se avessi smesso di vivere.
Vedere la propria immagine che si riflette all'infinito. Fa quasi paura. Tante me che si riverberano. Qualcosa sbatte dentro di me. Genera quel tipo di vertigine che ristagna e ridisegna un'impertinente vuoto che osservo con disgusto.
E non si tratta neanche più di chiedersi perchè. Dovrei abbracciare me stessa come se stessi per estinguermi in tanti piccoli, irregolari frammenti. Ammesso che non sia già successo. Ammesso che ci sia ancora tempo. Ma dubito fortemente di essere riuscita ad arrivare puntuale all'appuntamento con quel boia chiamato Io.
Dubito di essere ancora in tempo per qualcosa.
E domani, si insomma, quest'oggi che deve in qualche modo ancora manifestare la propria venuta in ogni senso, o forse solo in un unico senso, bisogna che mi dia un motivo per alzarmi. Si , bisogna. Ma non necessariamente ritengo che ciò corra in mio aiuto, stringendomi a se. Tanto perchè vorrei, si vorrei, ma è solo un verbo di cui si finisce con il venirne soffocati, non buttare via niente o forse vorrei solo capire se ho effettivamente fatto calare il sipario su ancora un ennesimo capitolo.Giusto per vedere cosa ci sarà nel successivo, ma non concepisco una netta suddivisione, anzi più che capitolo direi un'ennesima favola che si chiude.Che poi ci sia l'eventuale lieto fine non c' è da chiederselo , c'è solo da aver la voglia di fagocitare, se si ha fame di curiosità, le prossime pagine, di un libro ancora da scrivere. O da riempire di immagini.


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Rumore Bianco

Date: venerdì, 09 novembre 2007
Time: 16:23
In: viaggi, musica, testi, buio, labirinti, 2006, mancanze, partenze, vetri, sipario, stanze, anno cestino

Perchè questi pensieri?


Non è la solitudine


Non vaghiamo dentro una stazione


E su queste pareti non ci sono date


nè nomi nè cuori incrociati


Sono gli adesivi sulle pareti


E' il tempo che scorre lungo i bordi


Ascolta


ogni cosa qui dentro aspetta un segnale


Puoi leggerlo nelle linee della mano


o nei tuoi volti passati appesi intorno


Sono gli adesivi sulle pareti


E' il tempo che scorre lungo i bordi


Siamo io e te appoggiati su queste sedie


io e te su queste sedie


ad aspettare


Poi comicia la polvere

 

Ed è il mio grido silenzioso.


Quel rumore bianco.


Solo Rumore Bianco.



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Red Leaves

Date: venerdì, 19 ottobre 2007
Time: 23:13
In: buio, labirinti, mancanze, vetri, sipario, stanze

Ed è nel buio di una stanza che sorseggio un caffè amaro. Il mattino è aspro e freddo che mi costringe a stringermi dentro una grande coperta di lana.


Una tazza capiente, un libro e una coperta. In una mattina che vorresti non si consumasse mai. Eppure, anch'essa finisce, come quel caffè amaro e quella sigaretta. La cosa che ti resta: solo una vecchia coperta nella quale stringerti gelosamente le ginocchia, fino a farti piccola piccola e sola sola.

 Vorresti trovarti su un divano, orientato dalla parte di un muro dallo sfondo rosa su cui hanno avidamente segnato delle righe ondeggianti e irregolari di colore nero. Molto anni 60, tanto da farti girare la testa appena ti soffermi a guardarlo più del dovuto.

E subito dopo ti manca ricordarti che dall'altra parte dell'Europa gira una piccola dolce anima che porta con se una parte di te, come quel bracciale di legno nero. E vorresti infilarti degli scarponi da pioggia e girovagare senza meta per lande desolate.
Almeno non sarei qua. Almeno in questo caotico spazio non nuocerei a me stessa e agli altri. Almeno.

Come se il sentirsi sola fosse più che una necessità un'indispensabile condizione da cui l'uomo non può scindersi facilmente.

E ritorni a pensarti ancora avvolta in quella coperta. E anche quando i pensieri si accumulano creando quel caos che si fonde con il colore rosso delle foglie autunnali senti quanto sia giusto strappare un momento al tuo presente per fermarti. Vuoi chiedere cosa sei. Pretendi una risposta. Ma rimani insoddisfatta, incompleta e sofferente.

Soffi ancora su quella tazza, spolverando i ricordi. Sfiori la tua pelle. Leggermente inclini la testa e strappi un sorriso a quella mattina che va scemando, perchè anche se fossi felice in quel momento, più tardi sicuramente dimenticherai cosa si prova.E così ogni volta che per un attimo ti soffermi a guardarti dentro. In quel corpo di tessuti e sangue. Così perfetto e così malato.

 


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il nero,una birra ghiacciata,la pioggia estiva, l'odore della marmellata di more e del caffè,dormire(dormirei ad oltranza..), lo sfumare della grafite, perdermi ad osservare, incantarmi, fare anelli di fumo, assaporare i vari tipi di the, guidare senza meta



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