Miopia

Date: mercoledì, 24 settembre 2008
Time: 07:59
In: pensieri, frammenti, labirinti, sipario, riflessoni

Certi crepuscoli hanno lo stesso sapore del sangue in bocca. Cieli dalle sfumature ingombranti e stridule.
Quel verde acido è solo inquinamento.Quel rosa non è che opaco malumore generale.
Quel blu ingrigito sempre lo stesso arrangiamento musicale che ti gira in testa ma non preoccuparti, augurati solo che passi al più presto.
Una passeggiata sembra paragonabile ad una seduta dallo psicanalista con la sola aggiunta che non devi pagare un fottuto estraneo per sentirti dire che stai fallendo.
Sì. Sei un perfetto coglione che cammina a testa bassa, pungi serrati, di fronte all'ennesimo impressionante sipario di morte.



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Rumore Bianco

Date: venerdì, 09 novembre 2007
Time: 16:23
In: viaggi, musica, testi, buio, labirinti, 2006, mancanze, partenze, vetri, sipario, stanze, anno cestino

Perchè questi pensieri?


Non è la solitudine


Non vaghiamo dentro una stazione


E su queste pareti non ci sono date


nè nomi nè cuori incrociati


Sono gli adesivi sulle pareti


E' il tempo che scorre lungo i bordi


Ascolta


ogni cosa qui dentro aspetta un segnale


Puoi leggerlo nelle linee della mano


o nei tuoi volti passati appesi intorno


Sono gli adesivi sulle pareti


E' il tempo che scorre lungo i bordi


Siamo io e te appoggiati su queste sedie


io e te su queste sedie


ad aspettare


Poi comicia la polvere

 

Ed è il mio grido silenzioso.


Quel rumore bianco.


Solo Rumore Bianco.



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Cold Red

Date: sabato, 20 ottobre 2007
Time: 12:38
In: fotografia, vetri, sipario, riportando tutto a casa


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Red Leaves

Date: venerdì, 19 ottobre 2007
Time: 23:13
In: buio, labirinti, mancanze, vetri, sipario, stanze

Ed è nel buio di una stanza che sorseggio un caffè amaro. Il mattino è aspro e freddo che mi costringe a stringermi dentro una grande coperta di lana.


Una tazza capiente, un libro e una coperta. In una mattina che vorresti non si consumasse mai. Eppure, anch'essa finisce, come quel caffè amaro e quella sigaretta. La cosa che ti resta: solo una vecchia coperta nella quale stringerti gelosamente le ginocchia, fino a farti piccola piccola e sola sola.

 Vorresti trovarti su un divano, orientato dalla parte di un muro dallo sfondo rosa su cui hanno avidamente segnato delle righe ondeggianti e irregolari di colore nero. Molto anni 60, tanto da farti girare la testa appena ti soffermi a guardarlo più del dovuto.

E subito dopo ti manca ricordarti che dall'altra parte dell'Europa gira una piccola dolce anima che porta con se una parte di te, come quel bracciale di legno nero. E vorresti infilarti degli scarponi da pioggia e girovagare senza meta per lande desolate.
Almeno non sarei qua. Almeno in questo caotico spazio non nuocerei a me stessa e agli altri. Almeno.

Come se il sentirsi sola fosse più che una necessità un'indispensabile condizione da cui l'uomo non può scindersi facilmente.

E ritorni a pensarti ancora avvolta in quella coperta. E anche quando i pensieri si accumulano creando quel caos che si fonde con il colore rosso delle foglie autunnali senti quanto sia giusto strappare un momento al tuo presente per fermarti. Vuoi chiedere cosa sei. Pretendi una risposta. Ma rimani insoddisfatta, incompleta e sofferente.

Soffi ancora su quella tazza, spolverando i ricordi. Sfiori la tua pelle. Leggermente inclini la testa e strappi un sorriso a quella mattina che va scemando, perchè anche se fossi felice in quel momento, più tardi sicuramente dimenticherai cosa si prova.E così ogni volta che per un attimo ti soffermi a guardarti dentro. In quel corpo di tessuti e sangue. Così perfetto e così malato.

 


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Rose Bianche simboleggiano il Silenzio

Date: domenica, 07 ottobre 2007
Time: 10:40
In: viaggi, sogni, buio, labirinti, vetri, sipario, stanze, amando palahniuk

Chiamavo.
Il cellulare, dalle sembianze dell'unico palliativo di cui necessitavo , ripeteva sempre la stessa cosa. Ancora e ancora, nonostante io, a diverse ore del giorno componessi sempre lo stesso numero, finivo sempre per ascoltare la medesima frase, la medesima filastrocca che mi angosciava, che mi distruggeva.
E sono andata avanti così per giorni e giorni.
Eppure ero cosciente del perchè finivo con l'ascoltare sempre le stesse parole. Sapevo che scelta avevi fatto, lo sapevo perfettamente. Ma la cosa più difficile che mi aspettava era farmene una ragione. In fondo mi avevi lasciato con la cosa più difficile da fare: dover accettare la tua scomparsa senza provare nulla. Come se in quella notte umida io fossi davvero pronta a provare indifferenza.
Ti ho fissato attentamente quando estraevi quella scheda in miniatura, che conteneva i tuoi ricordi, il tuo piccolo mondo in miniatura, dall'inutile involucro di cip e plastica. Era buio, e i tuoi lineamenti si rendevano nitidi se baciati dalla luce lampioni. La tua, quella sera era una sagoma dalle sembianze di una prefetta creatura, singolare, affascinante, perfetta, caduce e malata creatura. Mi stavi lasciando. E io mi opponevo. Ma il nero dei tuoi occhi avvolgeva anche la stessa realtà in cui mi trovavo. Nero il capoverso, nero pece dei tuoi capelli, nero cenere la tua vita, nera ancora la tua pelle, nere le lacrime, nere corvino come l'angoscia. Neri e ancora neri i fili che mi riconducevano a te. Duras nei miei occhi, inchiostro nell'ultima pagina, gettato da te. Parole che hai lasciato scritte arrogantemente :

"A presto,

ti aspetto ..."

 e sono state come incise da te, e le ho marcate a fuoco dentro di me, come tu realmente avresti voluto.
E le hai dettate sull'unico libro che sapevi mi avrebbe uccisa.
 Solo io so di che malattia sono morta, da ormai troppo tempo.

 

"E' la storia di un amore, il più grande e terrificante.....
Si tratta di un amore che non ha nome nei romanzi e non ha nome neppure in quelli che lo vivono. Di un sentimento che in un qualche modo non sembra avere ancora vocabolario, costumi, riti. Si tratta di un amore perduto. Perduto da perdizione."

 

Tenere in mano quel libro sta diventando come un gioco al massacro.
Tanto quanto lo stesso cercare di addormentarmi. Spero sempre di non trovarti.

Riverso ancora su di te un rancore difficile da descrivere, il mio cuore pulsa animato da un sentimento che non posso e non riesco a classificare, ma ti odio dentro e fuori di me.
Odio rimpiangere di non aver dato forma a questa incontrollabile sensazione.

Mi stavi annunciando la tua morte e io non ho saputo dire niente, ho saputo solamente chiudermi in me stessa e lasciarti andare. Sono morta anche io, in un modo o nell'altro, mi sono consumata e mi sono accasciata a terra in attesa di essere portata via, come si fa in un cimitero con i fiori secchi e marci. Aspettavo di essere portata via. Polvere. Grazie per essere stato un determinato bisogno.
Nell'aver fatto strage di me non potevi sapere che sarebbe rimasto solo questo.

Ma io sono il nulla, mi hai reso l'essere che sono.

Il nulla.


Illusa e straziata mi vesto di quel nulla a cui tu ha cucito fino all'ultimo orlo, un  perfetto vestito di menzogne e falsità.


E sogno ancora, ingenuamente, pareti di un bianco avorio.

E ucciderei per un abbraccio.


Adesso.

 

 

 


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il nero,una birra ghiacciata,la pioggia estiva, l'odore della marmellata di more e del caffè,dormire(dormirei ad oltranza..), lo sfumare della grafite, perdermi ad osservare, incantarmi, fare anelli di fumo, assaporare i vari tipi di the, guidare senza meta



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