Rumore Bianco

Date: venerdì, 09 novembre 2007
Time: 16:23
In: viaggi, musica, testi, buio, labirinti, 2006, mancanze, partenze, vetri, sipario, stanze, anno cestino

Perchè questi pensieri?


Non è la solitudine


Non vaghiamo dentro una stazione


E su queste pareti non ci sono date


nè nomi nè cuori incrociati


Sono gli adesivi sulle pareti


E' il tempo che scorre lungo i bordi


Ascolta


ogni cosa qui dentro aspetta un segnale


Puoi leggerlo nelle linee della mano


o nei tuoi volti passati appesi intorno


Sono gli adesivi sulle pareti


E' il tempo che scorre lungo i bordi


Siamo io e te appoggiati su queste sedie


io e te su queste sedie


ad aspettare


Poi comicia la polvere

 

Ed è il mio grido silenzioso.


Quel rumore bianco.


Solo Rumore Bianco.



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Rose Bianche simboleggiano il Silenzio

Date: domenica, 07 ottobre 2007
Time: 10:40
In: viaggi, sogni, buio, labirinti, vetri, sipario, stanze, amando palahniuk

Chiamavo.
Il cellulare, dalle sembianze dell'unico palliativo di cui necessitavo , ripeteva sempre la stessa cosa. Ancora e ancora, nonostante io, a diverse ore del giorno componessi sempre lo stesso numero, finivo sempre per ascoltare la medesima frase, la medesima filastrocca che mi angosciava, che mi distruggeva.
E sono andata avanti così per giorni e giorni.
Eppure ero cosciente del perchè finivo con l'ascoltare sempre le stesse parole. Sapevo che scelta avevi fatto, lo sapevo perfettamente. Ma la cosa più difficile che mi aspettava era farmene una ragione. In fondo mi avevi lasciato con la cosa più difficile da fare: dover accettare la tua scomparsa senza provare nulla. Come se in quella notte umida io fossi davvero pronta a provare indifferenza.
Ti ho fissato attentamente quando estraevi quella scheda in miniatura, che conteneva i tuoi ricordi, il tuo piccolo mondo in miniatura, dall'inutile involucro di cip e plastica. Era buio, e i tuoi lineamenti si rendevano nitidi se baciati dalla luce lampioni. La tua, quella sera era una sagoma dalle sembianze di una prefetta creatura, singolare, affascinante, perfetta, caduce e malata creatura. Mi stavi lasciando. E io mi opponevo. Ma il nero dei tuoi occhi avvolgeva anche la stessa realtà in cui mi trovavo. Nero il capoverso, nero pece dei tuoi capelli, nero cenere la tua vita, nera ancora la tua pelle, nere le lacrime, nere corvino come l'angoscia. Neri e ancora neri i fili che mi riconducevano a te. Duras nei miei occhi, inchiostro nell'ultima pagina, gettato da te. Parole che hai lasciato scritte arrogantemente :

"A presto,

ti aspetto ..."

 e sono state come incise da te, e le ho marcate a fuoco dentro di me, come tu realmente avresti voluto.
E le hai dettate sull'unico libro che sapevi mi avrebbe uccisa.
 Solo io so di che malattia sono morta, da ormai troppo tempo.

 

"E' la storia di un amore, il più grande e terrificante.....
Si tratta di un amore che non ha nome nei romanzi e non ha nome neppure in quelli che lo vivono. Di un sentimento che in un qualche modo non sembra avere ancora vocabolario, costumi, riti. Si tratta di un amore perduto. Perduto da perdizione."

 

Tenere in mano quel libro sta diventando come un gioco al massacro.
Tanto quanto lo stesso cercare di addormentarmi. Spero sempre di non trovarti.

Riverso ancora su di te un rancore difficile da descrivere, il mio cuore pulsa animato da un sentimento che non posso e non riesco a classificare, ma ti odio dentro e fuori di me.
Odio rimpiangere di non aver dato forma a questa incontrollabile sensazione.

Mi stavi annunciando la tua morte e io non ho saputo dire niente, ho saputo solamente chiudermi in me stessa e lasciarti andare. Sono morta anche io, in un modo o nell'altro, mi sono consumata e mi sono accasciata a terra in attesa di essere portata via, come si fa in un cimitero con i fiori secchi e marci. Aspettavo di essere portata via. Polvere. Grazie per essere stato un determinato bisogno.
Nell'aver fatto strage di me non potevi sapere che sarebbe rimasto solo questo.

Ma io sono il nulla, mi hai reso l'essere che sono.

Il nulla.


Illusa e straziata mi vesto di quel nulla a cui tu ha cucito fino all'ultimo orlo, un  perfetto vestito di menzogne e falsità.


E sogno ancora, ingenuamente, pareti di un bianco avorio.

E ucciderei per un abbraccio.


Adesso.

 

 

 


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Castelli di Rabbia

Date: mercoledì, 12 settembre 2007
Time: 02:51
In: viaggi, caos, irrazionalità, riportando tutto a casa

Mi sento come se qualcuno mi stesse calpestando il ventre. Qualcuno vaga in giro con un pezzo di me.
Vorrei vederlo tornare indietro, solo per averlo indietro.
Celere il passo, silenzioso e incerto, su questa pelle. Sulle sue vene.
Immersa in acque gelate mi abbandono al rumore del fiume.
E finisco con il salire su, fino in cima a quella montagna. E non vedo come si scarta intorno a me il paesaggio. Cieca di fronte al sublime. Con una ferita su un piede, mutata in cicatrice.....è questo l'abisso di cui tanto parlano. Quando dovrebbe essere un infinito senso di libertà a travolgermi, non c'è altro che uno stupido fischio continuo che persuade la mia testa.
Ho costruito il mio castello di rabbia. Di fronte a me. Solo una maschera di Rabbia, solo lacrime di Rabbia, solo io...


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Riportando tutto a casa...

Date: venerdì, 07 settembre 2007
Time: 19:15
In: viaggi, stanchezza, labirinti, riflessoni, riportando tutto a casa

Quella notte dormire era l'ultima delle mie aspettative.

Sublimare nei pensieri non è che uno dei miei infiniti sport mentali in cui mi cimento per consumare le notti e anche un pò il mio materasso a furia di rigirarmi.
Finisco per contare i minuti che passano: le 2 e 30, le 2 e 45, le 3....le 5..le 6 e 30.
Ma finisco con l'illudermi che di minuti non si tratta più : infatti sono ore.

Sono diventata più insofferente. Strano, direi quasi. Non transigo più. Non ascolto più. 
Non mi importa se qualcuno non mi offre più giri di grappa alla mela.
Non mi importa più di produrre qualcosa che so finirà con il sovrapporsi al classico disgusto proprio del mio essere.
Non mi importa caro lettore se non capirai di cosa sto parlando, ma sappi che qua si va in contro al martirio di san me stessa. Se soffochi non ti aiuterò. Se soffochi e ti salverò non mi farai pena e non ti spedirò soldi o biglietti di auguri per una pronta guarigione.

Se un domani si partirà alla volta di Barcellona o di Bergen, fa che io sia sola in quell'aereoporto e che non debba salutare nessuno.

Il conto alla rovescia non è più circoscritto.

Spagna: una mèta che sto odiando con tutta me stessa. Quando un tempo era...interessante, attraente.

Non mi importa se nessuno verrà a chiedermi come sto dopo mesi che non sente e che non mi vede.

Lascio l'inventario delle mie vacanze in un cassetto da cementificare e gettare in mare.


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Vita in Fiale Monodose

Date: venerdì, 25 maggio 2007
Time: 00:38
In: pensieri, viaggi, poesia, sogni, irrazionalità, riflessoni

provo a lasciarmi andare
in questa sera.
non mi arrendo
anche se sono disperata.

ti senti
solo quando sei a pezzi.
ti manca sempre qualcosa
quando credi di avere tutto.

non c'è più un sogno
quando ti perdi.

credi ancora in un nuovo inizio?
io no.

accarezzando il silenzio
cerco di coprirmi gli occhi per non vedere.
mi massacra.

che ne dici un giorno
di prendere una macchina
e partire.

anche questa stessa sera
dal cielo blu oltremare e
dalla luna spezzata.

mi hai colpito a sangue
ancora
eppure
sembra sempre ciò di cui ho bisogno.




 


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il nero,una birra ghiacciata,la pioggia estiva, l'odore della marmellata di more e del caffè,dormire(dormirei ad oltranza..), lo sfumare della grafite, perdermi ad osservare, incantarmi, fare anelli di fumo, assaporare i vari tipi di the, guidare senza meta



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